
Come al solito chi abusa sessualmente difficilmente lo fa per caso, ma le loro prede sono scelte accuratamente, sia che esse siano piccoli bambini, sia che siano adulti. Oggi sulla cronaca estera è finito Jonathan Bleiweiss, vice sceriffo della contea di Broward, in Florida. Lui, uomo stimatissimo, con un passato lavorativo eccepibile, molti uomini arrestati in un solo anno, ma come al solito “LORO”, non hanno delle etichette che li contraddistinguono, non hanno le macchie sul viso, non parlano diversamente da NOI! Nel mirino dello sceriffo sono finiti molti uomini adulti, clandestini, violentati o, addirittura masturbati per strada. Gli uomini aerano assoggettati dal semplice stato in cui si trovavano: LA CLANDESTINITA’. Facendo leva sul suo ruolo autoritario che ricopriva, Jonathan obbligava gli uomini anche a lasciargli il loro numero telefonico, per poterli rincontrarli e abusare di nuovo di loro. Finalmente tutto è finito, ora lo sceriffo è indagato e dovrà affrontare un processo.
Per Nancy Ramirez, avvocato che si occupa dei diritti degli immigrati ha sottolineato come la scelta non sia casuale: «Sono soggetti vulnerabili, che non denunciano mai le violenze proprio per paura di essere espulsi e riportati oltre il confine».
È stato considerato per anni un pioniere dei diritti civili dei gay negli Stati Uniti. Adesso, però, la popolarità di Jonathan Bleiweiss, vice sceriffo della contea di Broward in Florida, è in deciso ribasso.
L’uomo, 29 anni, con un passato da “Impiegato dell’anno” per aver effettuato più di 100 arresti, è accusato di molestie sessuali nei confronti di 14 uomini. Con l’aggravante di aver usato la soggezione indotta dall’uniforme nei confronti dei soggetti più deboli.
Secondo l’accusa, infatti, Bleiweiss prendeva di mira soprattutto gli immigrati, fermandoli con un pretesto e imponendogli le proprie “attenzioni”. Alcune delle vittime, sotto la minaccia dell’arresto, sarebbero state costrette a lasciare al vice sceriffo il proprio numero di telefono cellulare, per organizzare altri incontri a sfondo sessuale.
Il poliziotto, indagato, già da metà luglio è stato sospeso dal servizio. E se il suo avvocato si dice ancora in attesa di «prove concrete che sostengano le accuse», le dichiarazioni delle vittime degli abusi aprono uno spaccato inquietante sulla vicenda.
Un uomo proveniente dal Messico ha sostenuto di essere stato aggredito tre volte da Bleiweiss sotto la minaccia del rimpatrio coatto. Un’altra vittima, sempre messicana, ha dichiarato che il vice sceriffo lo avrebbe fermato e masturbato due volte in mezzo alla strada.
Per Nancy Ramirez, avvocato che si occupa dei diritti degli immigrati ha sottolineato come la scelta non sia casuale: «Sono soggetti vulnerabili, che non denunciano mai le violenze proprio per paura di essere espulsi e riportati oltre il confine».
L’uomo, 29 anni, con un passato da “Impiegato dell’anno” per aver effettuato più di 100 arresti, è accusato di molestie sessuali nei confronti di 14 uomini. Con l’aggravante di aver usato la soggezione indotta dall’uniforme nei confronti dei soggetti più deboli.
Secondo l’accusa, infatti, Bleiweiss prendeva di mira soprattutto gli immigrati, fermandoli con un pretesto e imponendogli le proprie “attenzioni”. Alcune delle vittime, sotto la minaccia dell’arresto, sarebbero state costrette a lasciare al vice sceriffo il proprio numero di telefono cellulare, per organizzare altri incontri a sfondo sessuale.
Il poliziotto, indagato, già da metà luglio è stato sospeso dal servizio. E se il suo avvocato si dice ancora in attesa di «prove concrete che sostengano le accuse», le dichiarazioni delle vittime degli abusi aprono uno spaccato inquietante sulla vicenda.
Un uomo proveniente dal Messico ha sostenuto di essere stato aggredito tre volte da Bleiweiss sotto la minaccia del rimpatrio coatto. Un’altra vittima, sempre messicana, ha dichiarato che il vice sceriffo lo avrebbe fermato e masturbato due volte in mezzo alla strada.
Per Nancy Ramirez, avvocato che si occupa dei diritti degli immigrati ha sottolineato come la scelta non sia casuale: «Sono soggetti vulnerabili, che non denunciano mai le violenze proprio per paura di essere espulsi e riportati oltre il confine».
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